Garudāsana: la posizione dell’Aquila

Posizione efficace per migliorare l’equilibrio che, con un intreccio inusuale di braccia e gambe, mette alla prova la nostra coordinazione.
Molte āsana portano i nomi di animali e oggetti. Gli antichi Rishi osservavano gli animali e i loro comportamenti, il loro vivere in armonia con l’ambiente e la capacità di immedesimarsi con esso. Praticando la posizione dell’aquila, è interessante approfondire il comportamento di questo enorme rapace che si rispecchia nella postura.

L’aquila è un rapace che affascina sia in volo, sia posato, con quello sguardo profondo e vista acuta a 300°, capace di individuare una preda da distanze inimmaginabili, un portamento fiero, quel becco e quegli artigli che solo un superbo predatore possiede. I suoi segreti sono: la forza, la sicurezza di sé, la bellezza, l’arte del volo, l’armonia, la prontezza di riflessi, che ne fanno la punta di diamante del suo ecosistema. Non a caso, l’aquila reale è stata adottata nella storia come simbolo di potere in stendardi e corone. Se volete saperne di più su questo interessantissimo animale, non perdetevi il film “Abel il figlio del vento”, diretto da Gerardo Olivares e Otmar Periker.

Per Alain Daniélou, il nome di Garuḍa conserva la sua origine nella radice sanscrita gṛ=”parlare”; in tal senso, Garuḍa rappresenterebbe le formule ermetiche e magiche dei Veda, grazie alle quali l’uomo può volare, innalzarsi, verso i cieli divini.

La sua importanza nella religione induista può essere compresa dal fatto che un’Upanishad indipendente e un Purana sono dedicati a lei. Nei Veda è presente il più antico riferimento a Garuḍa, laddove si dice che questo maestoso uccello avrebbe portato il nettare degli dei (amṛta) sulla Terra dal Cielo. Si crede che pregando Garuḍa sia possibile curare gli effetti del veleno.

La posizione delle braccia intrecciate davanti al viso divide il campo visivo del praticante in due e lo sguardo si orienta lateralmente come gli occhi dell’aquila: questo orientamento della vista ci invita a prendere coscienza di una prospettiva diversa dal solito, più ampia, accompagnata da un’attenzione continua per restare in equilibrio. L’intreccio delle braccia impegna la muscolatura in maniera diversa e insolita, allunga e tonifica la parte posteriore del dorso e delle spalle, rendendo questo tratto più morbido, sciogliendo tensioni e squilibri che molto spesso si accumulano in questa zona della schiena.
Le gambe che si intrecciano nel senso contrario delle braccia vengono allungate e tonificate, la circolazione viene stimolata e la muscolatura della parte posteriore del pavimento pelvico viene stirato (piriforme), dando sollievo a gambe “nervose” o fastidi provocati dalla compressione del nervo sciatico.

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