REIKI: etimologia e significato

Il nome Reiki deriva dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l’energia in sé: ‘霊 rei’ (significante ‘l’aldilà’ o ‘spirituale’) e 気 ki (‘energia’ o ‘forza vitale’). Nelle lingue occidentali, il significato di Reiki è spesso definito come Energia Vitale Universale (traduzione usata da Hawayo Takata). I madrelingua giapponesi utilizzano il termine in senso generico come “potere spirituale” distinguendo dallo specifico “metodo Usui di cura Reiki”.

L’ideogramma Reiki è un insieme di segni e linee che simboleggiano un’idea molto profonda; è interessante comprendere il senso di ogni singolo segno, che sintetizza ed evoca una realtà più vasta. La parte superiore dell’ideogramma esprime il concetto di Rei, l’energia universale

Rei

e al tempo stesso il lavoro che l’uomo deve compiere per realizzarla. La prima linea in alto rappresenta il cielo, mentre l’elemento verticale sta a indicare lo scorrere dell’energia. Sotto la linea orizzontale del cielo troviamo le nuvole, che possono velare il cielo o delinearne la profondità. Sotto alle nuvole troviamo la pioggia, che scende dal cielo e che porta acqua alla terra (l’acqua è l’elemento che costituisce la quasi totalità del corpo umano). I tre quadratini rappresentano tre bocche, ossia tre forme di espressione umana: la prima indica l’atto di parlare, la seconda di discutere e la terza di pregare (in questo caso di mandare la pioggia).Sotto ai quadratini troviamo una raffigurazione del lavoro umano per riunificare il cielo e la terra: la costruzione di un tempio, la ricerca nel mondo magico, la danza sciamanica (sempre per ottenere la pioggia). La parte dedicata al Ki

KI

è a sua volta l’unione di due segni: la base, materiale, esprime il riso, cioè la vita che scaturisce dalla terra; la porzione superiore, spirituale, raffigura il vapore che esce dalla terra quando il sole riscalda il terreno bagnato dalla pioggia, rappresentazione del respiro vitale. Il riso insieme al vapore produce il cibo (il 70% degli esseri umani si nutre fondamentalmente di riso).L’unione dei due ideogrammi esprime in senso globale l’unione tra il cielo (Rei) e la terra (Ki).

Etimologia del termine “Reiki”

Il termine Reiki si pronuncia in giapponese “leiki” (in quanto in Giappone non esiste il nostro suono “r”) e la sua origine risale a circa 2400 anni fa. Deriva dallo scintoismo e indica ciò che non può essere visto ma che comunque può essere percepito. Secondo la tradizione, questo termine sarebbe stato suggerito a Mikao Usui dal monaco zen al quale si era rivolto per avere consiglio e illuminazione. Per i giapponesi è un termine sacro che corrisponde sotto molti aspetti allo Spirito Santo dei cristiani. Rei può essere tradotto come “l’intelligenza suprema che guida la creazione e il funzionamento dell’universo”. È una sottile saggezza che permea tutte le cose, quelle animate e quelle inanimate. Questa sottile saggezza guida l’evoluzione di ogni creatura, dallo sviluppo delle galassie alle manifestazioni della vita. A livello umano, è disponibile a guidarci nei momenti di necessità. A causa della sua natura infinita, è onnisciente. Rei per i giapponesi esprime anche il concetto di Dea o Dio e ricorda in maniera impressionante la presenza dello Spirito negli elettroni, studiata negli ultimi anni dal fisico francese Jean Charon, secondo il quale queste infinitesimali particelle subatomiche possiedono un livello di consapevolezza che permette loro di fare esperienza, agire, amare e conoscere…  Ki è l’energia sottile che anima tutti gli esseri viventi. Secondo la cosmogonia degli scintoisti, in principio c’era la forza originale che chiamiamo Ki. Questa forza si manifestò sotto forma di “suono” o di “verbo”, e creò il mondo nel quale viviamo. Esso fluisce in tutto ciò che vive (piante, animali, uomini, cristalli…). Dal punto di vista scientifico, è quell’aspetto della materia conosciuto come energia. Potremmo definirlo anche come un modello, uno schema formativo della struttura energetica di tutto ciò che esiste.

(Tratto da: “Il Reiki delle origini”, G. Cristofanilli e G. Tarozzi)

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