Praticare Bhekāsana, la posizione della rana

Bhekāsana, la posizione della rana, prende il nome dalla forma della posizione che ricorda una rana che sta per saltare. Si tratta di una posizione di estensione prona intensa, che allena la forza, la resistenza e la flessibilità insieme. Vengono infatti coinvolte tutte le parti del corpo, dalla testa ai piedi: le braccia, le gambe e la colonna collaborano per mantenere il tronco esteso, la leva delle braccia sui piedi mette le ginocchia in una flessione profonda e produce una estensione importante dei flessori dell’anca e del collo dei piedi. L’estensione della colonna si accentua a livello dorsale grazie a un’insolita posizione delle braccia che, nella variante più avanzata, prendono appoggio sui piedi, spingendoli in basso e leggermente in avanti fino a che le ginocchia si sollevano e, in caso di grande elasticità, i piedi appoggiano a terra. Questo movimento coinvolge la parte inferiore del trapezio e i romboidi che  abbassano e avvicinano le scapole, portandole verso il centro della schiena. Il risultato è una grande apertura del petto che viene spinto in avanti verso l’alto, coinvolgendo il chakra del cuore. Gli organi dell’addome traggono beneficio dall’essere premuti a terra, ricevendo così un massaggio importante. Questa posizione, insieme a posizioni come Virasana (posizione dell’eroe rovesciato), dona grande beneficio alle gambe e soprattutto alle ginocchia, che diventano forti e salde.

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Lo sapevate che la rana può respirare anche attraverso la pelle? E che sopravvive in ambienti rigidi come l’Alaska, grazie alla sua capacità di ibernarsi per mesi fermando il suo respiro? Quando pratichiamo questa posizione, cerchiamo di respirare come la rana con ogni cellula del nostro corpo.

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Questa storia, tratta dal libro di di Sogyal Rinpoche “The Tibetan Book of Living and Dying”, racconta di una vecchia rana che aveva passato la sua intera vita in un piccolo pozzo.
Un bel giorno arrivò in visita una rana dall’oceano…
“Buongiorno”, disse la rana dell’oceano.
“Buongiorno, fratello”, disse la rana del pozzo, “benvenuto al mio pozzo, posso chiederti da dove spunti?”
“Dal grande oceano”, rispose la rana dell’oceano.
“Mai sentito parlare di quel posto”, disse la rana del pozzo, “ma sono certo che muori dalla voglia di vedere la mia magnifica casa. Dimmi, il tuo oceano è grande un quarto della mia casa?”
“Oh, è più grande di così!”, rispose la rana dell’oceano.
“Grande la metà?”, domandò la rana del pozzo.
“No, ancora più grande.”
La rana del pozzo non credette alle sue orecchie. “Ma davvero?”, continuava con scetticismo, “grande come il mio pozzo?”
“Il tuo pozzo non è null’altro che una piccola goccia dell’oceano”, rispose la rana in visita.
“Impossibile!”, gridò la rana del pozzo. “Devo assolutamente venire con te, per verificare come stanno realmente le cose.”
Dopo un lungo viaggio, finalmente arrivarono. Quando la rana del pozzo vide l’immensità dell’oceano, semplicemente non poté accettarlo. Rimase così scioccata, che la testa le esplose in mille pezzi.

Molti di noi tendono a pensare come la rana del pozzo: intrappolati nel proprio modo di vedere e di essere, si credono perfettamente a conoscenza di cosa succede intorno. Ci si comporta di conseguenza come se la propria visione fosse l’unica valida, come se il proprio mondo (anche senza confronti) fosse quello migliore. Un atteggiamento del genere nello Yoga viene definito tamasico (pigro, addormentato, inerte), ci si rifiuta e si ha paura di scoprire cosa c’è al di fuori della “comfort-zone”.
Coloro che vivono con i paraocchi vedono arrivare i cambiamenti importanti solo quando sono talmente grandi che non si possono più ignorare. I cambiamenti diventano problemi che piombano addosso come un fulmine a ciel sereno. Succede come quando una casa viene mangiata dalle termiti: la struttura si degrada in maniera nascosta anno dopo anno senza potersene accorgere e, alla fine, collassa.

Lo Yoga è una disciplina che porta noi praticanti verso una ricerca della verità e quindi della volontà profonda di sapere cosa accade realmente intorno a noi. La pratica non ci protegge dai problemi, che purtroppo fanno parte della vita di tutti ma ci rende più forti, disponibili, elastici, attenti e intuitivi. Lo Yoga ci insegna come espandere i nostri confini aprendoci verso l’esterno e verso l’altro; anche se tutto quello che vediamo non ci piace, ci rende maggiormente responsabili e pronti ad affrontare i problemi molto prima di farli diventare insormontabili.

mano tagliata

Per sistemare il braccio nella posizione completa, appoggiare il carpo della mano (la parte del palmo inferiore) sui metatarsi (non sulle dita dei piedi); di seguito ruotare la mano in modo che le dita della mano puntino in avanti (mignolo verso l’esterno) e infine premere con le mani verso il basso.

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Eka Pada Viparīta Bhekāsana, Posizione della Rana invertita con una sola gamba.

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