TAPAS – limpidi nel mescolare mordace abnegazione e ilari imprudenze
Se dovessi parlare di Swamiji e del tapas del silenzio, lo dovrei fare citando Chomsky. Lui spiega che il parlare è un effetto (desiderato) ma altamente imperfetto della facoltà linguistica: quel che conta è il “meccanismo computazionale” che sta dentro la testa, e quando viene esternalizzato, quando cioè si parla, essenzialmente lo si fa per raccontare storie (o per fare casino), e non per comunicare… cosa che si potrebbe fare benissimo senza parlare.
Ecco che il titolo di questo manuale – «Offri prima di fruire» – può sembrare un invito alla gratitudine, al giusto riconoscimento verso coloro che ci nutrono fisicamente, intellettualmente e spiritualmente, e in parte è proprio così, ma è giusto aggiungere che questo è solo il primo livello: il fondamento delle buone maniere.
Esiste un altro livello di gratitudine: restituire a chi ci ha nutrito – che si tratti di un genitore, di un insegnante o di una guida – non solo ciò che abbiamo ricevuto, ma anche un valore aggiunto, un livello superiore, vale a dire il frutto della trasformazione operata in noi da quel nutrimento.
Per far ciò occorre tapas; occorre che dall’etica ci si trasponga nella tradizione emica. Detto con parole più terra terra, occorre che si vada oltre un atteggiamento morale e corretto e ci si trasponga in un atteggiamento patanjalmente catartico (il volgere le spalle al mondo poiché non si è più del mondo) e così brioso da muovere l’apparente inerzia che ci impedisce di …
Tapas è l’abbrivio (o abbrivo direbbero gli autori di una parola al giorno).
Tutti i corpi in stato di quiete si oppongono alle forze che vogliono muoverli.
Se voglio spostare una slitta, dovrò impormi sulla sua massa inerziale e sull’attrito col terreno (che però permette anche a me che spingo di esercitare meglio la mia forza). Ma c’è un altro fattore, che a terra è trascurabile: devo anche spostare un certo volume d’aria intorno alla slitta.
Se voglio spostare una barca a forza di remi non c’è l’attrito con il terreno, nel bene e nel male; è immersa in un fluido molto più viscoso e pesante dell’aria — e soprattutto dovrò accelerare anche un bel po’ d’acqua intorno per poter iniziare a muovermi.
Potrebbe certo essere spiegata meglio, ma è grossomodo per questo che le partenze in acqua generano una tale inevitabile sensazione di fatica, di momentanea corsa sul posto. Ecco perché avere una parola che ci colga questa presa di movimento — che peraltro poi è anche conservazione di movimento — è molto interessante.
Una parola inerziale di massa, di corpo, di fatica, di proiezione e di brioso movimento. Ingredienti piuttosto rari, da trovare tutti insieme.
SEDE
Gli incontri si terranno presso YogaSegrate, in Via Cellini 11, Segrate (MI).
Programma Sabato:
09.30 – 18.00 Pratica e Teoria
Programma Domenica:
09.00 – 17.30 Pratica e Teoria
QUOTE DI PARTECIPAZIONE
- 130 euro per l’intero weekend
Per chi non è già tesserato CSEN è necessario aggiungere 15 euro per il tesseramento, comprensivo di quota associativa e copertura assicurativa. Il tesseramento ha validità di 12 mesi.
ISCRIZIONE
L’iscrizione è confermata con il versamento della quota di partecipazione e della quota di tesseramento.
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