Niyama sul tappetino

«La perfezione degli organi di senso e del corpo (consegue) dalla distruzione dell’impurità mediante l’ascesi» Patañjali, Yoga sūtra, II-43.

Nella scorsa e terza “pillola di yoga” si è parlato di Svādhyāya lo studio di sé, quarto niyama. Il terzo niyama è Tapas, ascesi, il termine Tapas si può tradurre anche con ardore. Stiamo affrontando Yama e Niyama in modo un po’ diverso da com’è uso secondo il consueto ordine col quale li presenta Patañjali, li abbiamo inseriti in un discorso complessivo che ci permette di esemplificarli abbinandoli con alcune posture.

Essere consapevoli dei propri movimenti e della propria respirazione permette di controllare le posizioni e realizzarle con la corretta attitudine. Le āsana allenano il corpo in modi diversi presentandoci degli ostacoli da superare, ciò rende corpo e mente resilienti. Nello Yoga, questa qualità che si amplifica gradualmente procedendo con la pratica è Tapas, l’ardore: una forza incessante che nasce dalla fede, dal profondo del nostro cuore. Animati da questa forza potente che oltrepassa la semplice volontà va posta attenzione a non perdere l’umiltà per riconoscere sempre dove sta il nostro limite.

Hastabankairāsana è una postura che esemplifica bene che cosa può essere il Tapas nella pratica. E’ una posizione apparentemente semplice: seduti sul tappetino, la schiena eretta, si mantiene un braccio alzato per un tempo prolungato a scelta. E’ evidente che il tempo di esecuzione deve essere la difficoltà. Si esegue poi con l’altro braccio e infine con entrambi.

Perché sviluppare Tapas, ardore, in un modo così semplice che sembra non richiedere particolare impegno? È proprio questo che rende la posizione interessante. E’ molto comune che la mente tradisca il nostro impegno con domande come: “Che cosa sto facendo? Ma non è sciocco? Mi farà bene? Sono stanca. Mi fa male, forse è meglio smettere, non ho motivi per continuare”. La mente libera può essere un vero ostacolo oppure, se addomesticata, un grande supporto: dipende dalla nostra capacità di vedere la Realtà. Infatti questa è una postura che prepara alla concentrazione. Un buon metodo, come nella meditazione, è ascoltare il respiro.

Qualunque āsana tenuta a lungo è il proposito di un mutamento; se si pratica il Tapas, qualsiasi posizione è da mantenere per tanto perché è il tempo prolungato che crea calore e trasformazione; anche i kriyā, posture ripetute in maniera dinamica più volte, hanno la stessa funzione.

La pratica sul tappetino di Yama e Niyama è il fondamento che stimola la comprensione e il controllo del sottilissimo equilibrio al quale ambiamo e lo fa diventare solido e continuo. Pertanto, chiunque si avvicini alla pratica Yoga deve tenere presente che esercitare Yama e Niyama è necessario per raggiungere quello stato di beatitudine e meraviglia che lo Yoga si pone come obiettivo.

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