Haṭhayoga

La disciplina dello Haṭhayoga fa parte della corrente dello yoga tantrico, ovvero di quella corrente che sfrutta i sensi per giungere alla realizzazione interiore. Il termine Haṭha significa energia del Sole (Ha) e della Luna (Tha), Haṭhayoga rappresenta quindi l’unione dell’energia maschile (sole) e dell’energia femminile (luna) e ha lo scopo di eliminare le dualità: quando gli opposti (dualità) si uniscono, regna l’armonia e tutto il sistema “Corpo – Mente – Spirito” si trova in perfetto equilibrio con un grande benessere psicofisico, ānanda (beatitudine).

Le origini dello Haṭhayoga risalgono alla stesura dei primi Tantra ma la sua sistematizzazione si deve al mistico Gorakṣanātha (la leggenda dice che Gorakṣanātha fosse il discepolo di  Matsyendranaht – vedi sotto), fondatore di uno yoga incentrato principalmente su pratiche psico-fisiche. Nei testi derivati si enuncia che, attraverso la rigida disciplina “sādhāna, volta al dominio del corpo, dei sensi e il controllo della mente, può essere stimolata la fusione tra il sé individuale e il sé universale, meta ultima dello yoga. È quindi necessaria una pratica costante e continua integrando, oltre alle posture, le varie tecniche purificative come i Kriyā, le Mudrā, gli Shatkarma, etc. Non dobbiamo pensare che il raggiungimento di questa prima tappa sia l’obiettivo dello Haṭhayoga, anche se può essere un risultato considerevole. Le posture dello Yoga possiedono innumerevoli potenzialità rispetto all’interazione tra corpo e mente: ad esempio, rendere il fisico più elastico rende la mente più plasmabile, rendere il corpo più forte e capace nei suoi movimenti fa aumentare la fiducia in se stessi, l’aumentare gradualmente la difficoltà della pratica imparando a riconoscere i nostri limiti, rende umili. Lavorare invece sugli aspetti duali come tensione/rilascio, pieno/vuoto, piacere/fastidio, ci rende più consapevoli dello stato reale/attuale del nostro fisico e ci aiuta comprendere che nella consapevolezza ha sede l’equilibrio e la capacità di riconoscere ed eliminare quelle tensioni psicofisiche che limitano la nostra autorealizzazione.

La pratica proposta dallo Haṭhayoga va considerata integrale e passa attraverso una serie di esercizi: āsana (posture), Mudrā e bandha (sigilli), prāṇāyāma (controllo del respiro) e Dhyāna (tecniche di meditazione). La centralità è comunque posta sulle āsana, spesso non di facile esecuzione perché viene richiesto un impegno intenso nella realizzazione, Tapas (fervore/ardore). L’idea dello Haṭhayoga è che, attraverso lo sforzo necessario per imporre al corpo pratiche a volte anche estreme o al limite della capacità del corpo, l’uomo possa oltrepassare i propri limiti e raggiungere lo stato di fusione con l’assoluto. Allo stesso tempo, la ricerca della calma mentale stitha (stabilità) e della rilassatezza anche in posizioni oggettivamente complesse, offrirebbe un terreno più fertile per lo sviluppo di quelle qualità latenti nell’essere umano che possono portarlo a una sua piena realizzazione. Lo Haṭhayoga va considerato lo yoga che più di ogni altro agisce sul piano fisico, apportando un effetto benefico sulla salute a 360 gradi.

Il metodo si ispira agli insegnamenti di Sri sri sri Satchidanada Yogin, lo “Yogin silente di Madras”, che pochi anni fa ha lasciato il suo corpo. In Italia i suoi insegnamenti vengono tramandati dalla scuola di Yoga “Pramiti” di Ventimiglia, fondata da Walter Thirak Ruta. Nell’Ashram “Sri Vasavi Yogashram” fondato da Sri sri sri Satchidanada Yogin a Madras, in India, la tradizione dell’insegnamento viene trasmessa da Devan Balaji.

Da due anni è partito un corso di formazione insegnanti yoga in collaborazione tra Pramiti e YogaSegrate. Se interessati, chiedete il materiale informativo presso la nostra sede oppure chiedete informazioni a Suzann.

 

La leggenda di Matsyendranātha
Si narra che Matsyendranātha fosse nato sotto una stella sfortunata. Dopo la nascita i suoi genitori lo buttarono nell’Oceano, il bambino venne ingerito da un pesce (matsya) e visse al suo interno per molti anni. Il pesce scendeva sul fondale dove Śiva insegnava il segreto dello Yoga alla sua consorte Pᾱrvati. Avendo compreso i segreti dello Yoga, Matsyendranātha iniziò a praticare yoga sādhāna all’interno del pesce. Dopo 12 anni finalmente riemerse, illuminato con poteri sovraumani, “siddhi”. Da qui deriva il significato del suo nome: “Signore dei pesci”.
Un’altra variante della leggenda racconta che Matsyendranātha fosse nato pesce e che si trasformò in uomo ascoltando di nascosto gli insegnamenti di Śiva. Avendo imparato alla perfezione lo Yoga, Śiva lo considerò un uomo perfetto e lo invitò a diventare il primo Guru e a trasmettere gli insegnamenti dello Yoga agli uomini.

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